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giovedì 20 giugno 2013

AUTOAIUTO IN GRUPPO: UN PONTE VERSO L'AUTONOMIA

Nel percorso tortuoso per uscire dalla dipendenza affettiva, la strada maestra è rappresentata dalla convinzione e dalla volontà di perseguire lo scopo primario del proprio benessere e della propria autonomia. Il cammino verso la scoperta di se stessi è spesso ostacolato dalle paure interiori che, anche quando si sperimentano i benefici della propria autodeterminazione, possono ripresentarsi a rideterminare le condizioni di malessere tipiche della dipendenza affettiva.


Accade spesso, anche dopo la fase cognitiva di razionalizzazione del problema e il conseguente sollievo determinato dalla scelta di autosostenersi, di vivere una fase regressiva che riconduce il dipendente al punto dal quale era partito, una sorta di effetto rebound a connotazione affettiva, nella quale si ristabiliscono le condizioni relazionali di vicinanza e prossimità con l'altro che, lungi dall'essere "quel" soggetto corrispondente alle aspettative di accettazione e nutrimento, ripropone la stessa risposta di rifiuto, di disconferma, di negazione.
Nell'esperienza di sconforto che si genera a seguito della fase di ricaduta ad effetto rebound è fondamentale il sostegno della condivione all'interno di un gruppo di autoaiuto, dove i diversi punti di vista dei membri servono, a livello individuale, come ancoraggio alla realtà. La restituzione delle proprie impressioni, rispetto ai vissuti narrati, richiamano il soggetto alla consapevolezza delle proprie risorse e lo riconducono al qui ed ora delle proprie scelte.
Il focus sulle proprie potenzialità, sostenuto dalla restituzione spontanea del gruppo, consente di gestire l'emotività negativa legata alle paure irrazionali ed ai pensieri disfunzionali ad esse correlate, quali ad esempio, la paura di piacere agli altri, il timore del successo, l'ansia da prestazione.

La momentanea fase di inversione di marcia rispetto al percorso intrapreso verso il proprio benessere è un passaggio durante il quale si comprende e si mette a confronto l'esperienza di benessere con l'esperienza di rifiuto, una sorta di confronto tra ciò che è "bene" e ciò che è "male", tra ciò che costituisce una conferma e ciò che rappresenta una disconferma.

In questo processo di ridefinizione dell'essere in relazione con l'altro, sembra entrare in gioco la propria visione di se stessi e del mondo, in una continua ricerca del proprio equilibrio affettivo che si determina nella relazione con l'oggetto d'amore. Così la modalità di entrare in relazione è,  come sosteneva Binswanger (1973), rivolgersi alla persona nel suo esser-ci per e con l'Altro.

La persona si realizza attraverso la sua possibilità di declinarsi attraverso l'amore e lo scambio con l'altro, e ciò rappresenta il rischio che la propria libertà sia limitata, in quanto condizionata dall'accettazione dell'altro. Il difficile equilibrio della relazione, si concretizza nel rispettare l'altro senza tradire se stessi, senza dover modificare ciò che si è per corrispondere alle esigenze altrui. Soltando rispettando se stessi, si avrà una vita autentica, si avrà la possibilità di sviluppare le proprie potenzialità, riconoscendosi nell'esistenza che si conduce, altrimenti si andrà incontro a un'esistenza inautentica, in quanto si è tradito il proprio fondamento (Costa, 1987).

Angela Tosoni

Riferimenti bibliografici:
Biswanger, L. (1973), Essere nel mondo. Astrolabio, Roma.
Costa, A. (1987), Il mondo come progetto. Studiorum, Roma.

martedì 17 gennaio 2012

DIPENDENZA AFFETTIVA, NO GRAZIE!




Si parla di dipendenza affettiva quando il “rapporto d’amore” è vissuto come condizione stessa della propria esistenza.
Le persone che ne sono affette vedono nell’altro la fonte di ogni benessere e, pur di non rischiare di perdere l’oggetto del loro amore, sono disposte a sacrificare qualsiasi bisogno o desiderio personale fino al punto di annullare il proprio Sé.
Queste persone passano la loro vita a mendicare l’“affetto”dell’altro; lo idealizzano per sopperire ai sentimenti di inadeguatezza, vuoto, ansia, impotenza, scarsa autostima, non amabilità, che si trovano a fronteggiare.
L’importanza attribuita all’oggetto amato spinge il dipendente affettivo a preservare il rapporto "sentimentale" ad ogni costo, fino ad assumere un atteggiamento di assoluta “dedizione”, adoperandosi affinché i bisogni e i desideri dell’altro vengano sempre soddisfatti.
Questo atteggiamento è spiegato dal fatto che, nella dipendenza affettiva,    la persona vive costantemente nel terrore di poter perdere la persona amata, evento considerato insopportabile.

Si definisce appunto “dipendenza” affettiva per sottolineare il fatto che, proprio come per le dipendenze da sostanze (ad es., droga, alcol, tabacco), il soggetto non può rinunciare, (pena “la crisi d’astinenza”) all’oggetto amato, ma anzi, con il passare del tempo, richiede “dosi” di presenza o vicinanza sempre maggiori.
La Dipendenza d’Amore trova le radici nell’infanzia di queste persone, i cui bisogni d’amore, affetto ed accudimento sono stati frustrati. Nella relazione con le figure significative infatti il bambino impara, attraverso le cure e la sensibilità dell’altro, che egli “è una persona degna d’amore”: è questo sentimento, a nutrire il suo amor proprio e la sua fiducia verso se stessi e gli altri.  

I soggetti che sviluppano la Dipendenza Affettiva non hanno introiettato questo sentimento ma, al contrario, si sono convinte (talvolta in modo inconsapevole) “che i loro bisogni non contano” o che “ non sono degne di essere amate”.



Ma qual è il margine di intervento in caso di dipendenza affettiva?

Cosa si può concretamente fare per uscirne?



Sicuramente il primo e imprescindibile passo consiste nel rafforzare la propria identità e conseguentemente la propria autostima. Questo significa imparare a conoscerci nei nostri bisogni e desideri più autentici ed è possibile soltanto attraverso una serie di esplorazioni in grado di darci delle indicazioni su noi stessi e in particolar modo su quelle parti di noi che di solito tendiamo a non far emergere, a non riconoscere.

Soltanto quando si è in grado di soddisfare i propri bisogni è possibile operare un autoaccudimento che ci rende genitori buoni di noi stessi e ci rende meno dipendenti dal giudizio degli altri.

Ciò significa, scendendo nel concreto, crearsi una vita ricca e piena, assumersi la responsabilità delle proprie scelte senza cercare più un'appiglio, un ancora di salvataggio nell'altro, che rappresenterà per noi, non più un approdo di cui abbiamo disperato bisogno, ma un'isola su cui sostare serenamente per qualche tempo (condivisione), per poi poter riprendere il largo (autonomia ed esplorazione); fermo restando che quando lo desidereremo potremo sempre farci ritorno. Ma sarà una nostra libera scelta, non più un disperato bisogno.

Conoscersi, accettarsi imparare ad amarsi per quello che si è, per poi prendere in mano le redini della nostra vita e la responsabilità del nostro cambiamento.
Si tratta sicuramente di un cammino arduo, con possibili ricadute e giornate no, ma a poco a poco possiamo imparare a prenderci davvero cura di noi e ad essere "integrati nella nostra complessità e pienezza".

In questo senso un gruppo di autoaiuto agevola il processo di cambiamento perché, attraverso la condivisione, si esce dall'isolamento e grazie al sostegno e all'incoraggiamento dei "compagni di viaggio" si riescono a mettere in atto una serie di strategie in grado di modificare i nostri pensieri e i nostri comportamenti disfunzionali.

Il Gruppo di Autoaiuto Gada ha come intento proprio quello di fornire accoglienza e sostegno a tutti coloro che si riconoscono dipendenti affettivi o che in ogni modo riscontrano nella loro vita difficoltà relazionali.      

                                                                   Michaela Sbarra
                                                                                                                           

martedì 25 ottobre 2011

DIARIO DI BORDO: IL VALORE DELL'ESPERIENZA A CONFRONTO

L’attività del gruppo G.A.D.A. si è sviluppata dallo scorso maggio, con incontri cadenzati ogni quindici giorni e con una crescente partecipazione da parte di nuovi  membri che hanno aderito all’iniziativa. Durante gli incontri si è andata rafforzando nel gruppo un’idea di appartenenza, di riconoscimento delle proprie problematiche attraverso la condivisione e attraverso l’essere parte di un insieme. La circolarità del gruppo, espressa nella comunicazione delle proprie esperienze in relazione alla tematica dipendenza affettiva e nella rappresentazione dei vissuti personali, ha favorito una presa di coscienza individuale che rappresenta il primo gradino nel percorso orientato alla ricerca del benessere e dell’equilibrio affettivo che i partecipanti del gruppo si sono dati come obiettivo sin dalle prime battute degli incontri iniziali.
L’esperienza al confronto permette al soggetto che espone un proprio vissuto di vedere la propria realtà, le proprie emozioni, con gli occhi di un altro e l’altro diventa significativo in quanto portatore della stessa esperienza e di una sofferenza condivisa. Rispecchiarsi nell’esperienza dell’altro conduce ad una comprensione emotiva della propria condizione, permettendo una decodifica più profonda di un vissuto emozionale. Spesso la possibilità del confronto con l’altro facilita una comprensione maggiore di una data situazione, vedere una propria realtà, raccontare una propria esperienza, consente al soggetto di distaccarsi dal proprio punto di vista e di guardare le cose da un’altra angolazione. Tutto ciò permette una migliore comprensione della propria realtà a livello cognitivo e laddove si condividono vissuti a forte carica emozionale il tempo della relazione si dilata, il contenuto esperito dall’altro diventa personale attraverso il come se, “ti comprendo e ti sono vicino” in quanto “ciò che vivi appartiene anche a me, mi risuona”.
La condivisione dell’esperienza attiva un duplice processo:
la destrutturazione e cioè il riconoscimento e la definizione del problema, la condivisione delle informazioni e la discussione di strategie di coping, la destigmatizzazione e cioè il tentativo di eliminare l’etichettamento sociale del problema,
la ristrutturazione e cioè tutte le attività orientate e finalizzate al raggiungimento di una nuova definizione di sé rispetto al problema e la messa in atto di nuovi stili di comportamento che incidono su un stile di vita più soddisfacente.
Il registro della comunicazione nel gruppo di auto aiuto ha la forza molteplice di più voci, che nel condividere l’esperienza e nel rimandare alla persona che elabora un suo vissuto, ha la funzione di contenere e mantenere il focus sulle emozioni. La forte carica affettiva, data dalla compartecipazione negli interventi, permette la comprensione emotiva del vissuto elaborato, facilitando, sia a chi porta la propria esperienza sia agli altri membri, una consapevolezza in primo luogo cognitiva (analisi dei fatti, cosa ho vissuto, cosa mi ha portato questa esperienza) e successivamente, una consapevolezza emotiva (contatto con le emozioni, come ho vissuto l’esperienza, come sono stato e come sto in questo momento).
L’interazione nel gruppo permette di acquisire nuovi strumenti conoscitivi che abilitano a leggere ed interpretare i problemi in modo nuovo. Queste nuove abilità conoscitive, di interpretazione del reale incrementano la creatività e l’autonoma soluzione dei problemi, rendendo il soggetto sempre più efficace nelle strategie di coping legate al tema dipendenza affettiva.
Angela Tosoni
G.A.D.A. Autoaiuto

mercoledì 21 settembre 2011

"LA PSICOLOGIA DELL'AMORE"

" [...] Molti disturbi dello spettro ansioso-depressivo nascono all’interno della storia famigliare e si rendono evidenti soprattutto nella relazione di coppia.
Spesso bisogni di dipendenza non adeguatamente colmati durante l’infanzia, possono estrinsecarsi nel bisogno coatto di protezione e di attaccamento simbiotico nella vita adulta. Tipico esempio di ciò lo ritroviamo nell’ossessione d’amore, in cui l’altro, spesso sfuggente, diventa il nostro salvatore, la droga da cui dipende la nostra felicità, per cui arriviamo ad annullarci. 


Tale situazione indica una difficoltà a volersi bene, a prendersi cura di sé e la delega all’altro della responsabilità del nostro benessere. Ciò può sfociare anche nella gelosia patologica che rivela una profonda insicurezza, il bisogno continuo di controllare e possedere l’altro, il quale diventa una nostra proprietà.


[...] L’amore e la sessualità sono dimensioni profonde dell’essere umano e la loro importanza nell’equilibrio soggettivo è ampiamente provata; molte sofferenze e forme di disagio psicologico nascono proprio dall’incapacità di gestire le relazioni amorose in modo adeguato. Esiste quindi una psicologia dell’intimità ancora poco conosciuta e strettamente legata alle caratteristiche di personalità dei partner, in cui un ruolo fondamentale è giocato dal loro livello di dipendenza-indipendenza. 

Una eccessiva dipendenza può essere fonte di disagio in quanto può creare una confusione di ruoli ed una riduzione dell’autonomia del singolo, può limitare la creatività e generare frustrazione, così come un’eccessiva indipendenza può causare problemi e portare alla rottura; l’interdipendenza invece, ossia la dipendenza reciproca nel rispetto delle sfere di autonomia, è un collante efficace per la coppia, che consente di conciliare i bisogni di sostegno e condivisione con quelli di autonomia ed esplorazione. Le riflessioni proposte invitano a riflettere per diventare più sensibili a quei campanelli d’allarme che possono aiutare ad individuare precocemente segnali di disagio o di sofferenza, per favorire una maggiore consapevolezza rispetto alla propria vita affettiva".



                                                          Tratto da un articolo della dott.sa Barbara Corte
                                                                      Psicologa e psicoterapeuta
(

mercoledì 13 luglio 2011

AMORE PERFETTO, RELAZIONI IMPERFETTE

"Ciascuno di noi si porta dentro dei timori e delle paure riguardo all’amare e all’essere amati. Queste paure possono esser nate in ambito familiare o in esperienze negative. Le nostre prime delusioni hanno creato in noi dei meccanismi di difesa per cui da quel momento in poi le future esperienze saranno tutte filtrate da queste “maschere” e sempre meno naturali, o in linea con il nostro più profondo sentire. A quel punto “non importa quanto profondamente ci possiamo innamorare di qualcuno, di rado superiamo il nostro timore e la nostra diffidenza molto a lungo.” Infatti quanto più una persona ci illumina, ci fa sentire speciali e bene, più le nostre paure si fanno grandi e intense. Con queste problematiche irrisolte non saremo mai in grado di godere appieno dell’amore di una persona e di conseguenza non potremo amare come vorremmo e potremmo. Come procedere?

Innanzitutto due parole su cosa aspettarci dall’amore. Due persone che si amano hanno ciascuno i propri bisogni, i propri sogni e le proprie aspettative. Quindi i momenti gioiosi di pura sintonia non ci potranno essere costantemente, perché ognuno segue inevitabilmente le proprie leggi interiori e non possiamo aspettarci che l’altro sia costantemente in sintonia con noi. “E’ inevitabile perdere sincronia con la persona amata poiché entrambi, in momenti diversi, vogliamo invariabilmente cose diverse – dal partner e dalla vita.” Richiedere che il partner ci capisca sempre è “una richiesta assurda poiché parte dal presupposto che gli altri dovrebbero costantemente adattare il loro modo d’amare in maniera da farlo coincidere con il nostro”.

Magari a volte potremmo volere, per paura dell’abbandono, delle certezze e un impegno verbale in più e questo genererebbe in noi una maggiore tranquillità. Ma magari così facendo potremmo mettere sotto pressione il partner che invece si sentirebbe più amato quando gli si viene lasciato più spazio. Pertanto se ci aspettiamo che ci ami esattamente come vogliamo, questo può indurlo a ritrarsi amplificando le nostre paure.

Spesso, nonostante tutta la buona volontà, due partner non fanno che amplificare costantemente le proprie paure. E’ nella natura delle cose che in un rapporto a due dopo un avvicinamento ci sia un allontanamento, non è in sé indice di problemi nascosti. Inoltre pensare che l’unica fonte d’amore possa essere il nostro partner può portare gravi problemi. Magari “quando il rapporto non riesce a produrre l’amore ideale che sognamo, immaginiamo che qualche cosa sia andato veramente storto”, niente di più sbagliato. Il vero amore puro può esserci quando ciascuno dei due partner ha “fatto pace” con sé stesso e instaura una relazione in cui i due sanno apprezzarsi e gradire la reciproca compagnia fra le loro differenze e i cambiamenti che stanno attraversando".


                                                                                                                                        John Welwood

martedì 5 luglio 2011

IL LIMERENT O ULTRATTACCAMENTO

"Il concetto di Limerence (in italiano ultrattaccamento) è stato elaborato dalla psicologa Dorothy Tennov in seguito ad uno studio scientifico sull'amore romantico. Questa psicologa ha intervistato oltre 500 soggetti sul concetto di amore. In seguito a tale ricerca Tennov ha coniato nel 1977 il termine “limerence„ pubblicandolo in Love and Limerence: The Experience of Being in Love.
Con tale termine la Tennov descrive lo stadio finale, quasi ossessivo dell'amore romantico. La Limerence è uno stato cognitivo ed emozionale caratterizzato da intenso desiderio per un'altra persona. Il termine limerence si riferisce spesso a voler intendere lo stato di una persona che esprime, preoccupazione per la persona amata, e, come mostrano recenti ricerche sulla neurochimica, uno stato mentale simile a un disturbo ossessivo-compulsivo. La Limerence sarebbe, infatti, lo stato ossessivo, l'idealizzazione irrazionale e l'intenso desiderio di essere ricambiati. Gli individui colpiti da Limerence sono costantemente attratti da partner sbagliati, soffrono amori non corrisposti e sono incapaci di imparare dalle loro esperienze.

Ne deriva un senso di angoscia emotiva e un grave senso d'inutilità che accompagna la persona nel corso della vita. A tal riguardo tale stato può durare mesi, anni o anche tutta una vita, anche in un'assenza totale di reciprocità della persona amata. Inoltre in amore affetto e tenerezza esistono solo come disposizioni verso un'altra persona, a prescindere dal fatto che questi sentimenti siano ricambiati, laddove invece la limerence richiede che lo siano. Il contatto fisico con l'oggetto amato non è né essenziale né sufficiente a chi stia facendo esperienza di limerence, a differenza di chi prova un'attrazione sessuale.
Nello stato iniziale dell'innamoramento definito in inglese New Relationship Energy (NRE) si avvantaggia di una comunicazione aperta e di una consapevole mutualità di sentimenti ed è generalmente vista come una positiva esperienza di legame, mentre la limerence può disperdersi una volta che si sia stabilita una reciprocità, ed è caratterizzata da incertezza e ansietà.
Le principali caratteristiche del limerence sono:
•  Pensiero ossessivo e intrusivo sulla persona amata (detto limerent).
•  Timore del rifiuto
•  Speranza nel conquistare prima o poi l'altro
•  Manifestazioni fisiologiche del limerent (stati ansiosi, tachicardia e altro)
•  Intensificazione dell'attaccamento nelle avversità.
•  Attenzione selettiva a qualsiasi azione, pensiero, o circostanza che può essere interpretata favorevolmente come sentimento ricambiato da parte della persona amata.
•  Capacità d' inventare o trovare spiegazioni logiche favorevoli ad azioni, pensieri e circostanze del tutto neutre in tal senso, della persona amata.

Pensiero ossessivo e intrusivo
Durante il limerence, i pensieri dell'oggetto limerent sono sia persistenti, che involontari che intrusivi. Limerence è in primo luogo un'ossessione che porta anche a vere e proprie fantasie sulla vita con la persona amata una volta conquistata . Inoltre tali fantasie si spingono anche a pensieri estremi quali il salvare la persona amata da una situazione di pericolo di vita o la persona amata che dichiara il proprio amore solo in punto di morte. Tutto questo prende vita particolarmente nei sogni, anche quelli a occhi aperti, che rappresentano una vera e propria fuga dalla realtà.

Timore del rifiuto e Speranza
Nel limerence si vive costantemente colla paura di un atto concreto di rifiuto che non lascia nessuna speranza. Speranza che è sempre presente in questa forma d'attaccamento che è alimentata dall'incertezza. Quest'ultima da una parte aumenta il dolore ma d'altra parte aumenta desiderio e speranza. Come accennato in precedenza, la speranza nel limerence porta a vedere solo i pensieri e le azioni dell'amato che confermano il desiderio di essere ricambiati, tralasciando tutto ciò che non va in tale direzione. Secondo gli studi, il limerence dura circa tre anni in media, ma può anche durare molto di più fino ad arrivare a coprire un'intera vita nei casi più patologici.
Tipologie di relazioni limerent
Abbiamo due tipologie di relazioni limerent:
Legame di Limerent-Nonlimerent: definisce le relazioni in cui uno dei due è limerent. Secondo la Tennov la maggioranza delle relazioni s'inquadra in questa tipologia e durano abbastanza a lungo.
Legame di Limerent-Limerent: definisce le relazioni in cui entrambi sono limerent. Per la Tennov questo tipo di relazione è breve.
La Tennov è del parere che le relazioni Limerent-Nonlimerent sono più forti e sicure se la donna è limerent e l'uomo è nonlimerent, perché l'uomo che è più limerent renderebbe la donna più incline ad abbandonarlo".

Psicologo, Psicoterapeuta

mercoledì 29 giugno 2011

DIPENDENTE AFFETTIVO, SI', MA DI QUALE TIPO?

Dipendente Affettivo Ossessivo
Gli OLA (Obsessed Love Addicts) non riescono a lasciar andare il partner, neanche se questi è: non disponibile, a livello emotivo o sessuale, impaurito di impegnarsi, incapace di comunicare, non amorevole, distante, abusivo, indagatore e dittatoriale, egocentrico, egoista, dipendente da qualcosa al di fuori della relazione (hobbies, droghe, alcohol, sesso, un'altra persona, il gioco d'azzardo, lo shopping compulsivo, etc)…

Dipendente Affettivo Codipendente
CLA (Codependent Love Addicts) sono i più ampiamente riconosciuti. Rappresentano un profilo particolarmente comune. Molti di loro soffrono di scarsa autostima ed hanno un modo di pensare, sentire e comportarsi, in certo modo, prevedibile.
Ciò significa che da una condizione di insicurezza e bassa autostima cercano disperatamente di rimanere attaccati alla persona da cui sono dipendenti, manifestando un comportamento codipendente. Questo include: essere permissivi, aiutare, prendersi cura del partner, esercitare un controllo passivo – aggressivo ed accettazione di abbandono ed abusi. In generale, i CLA faranno di tutto per “prendersi cura” dei loro partner nella speranza di non essere lasciati o di essere un giorno ricambiati.

Dipendenti dalla Relazione
Gli RA (Relationship Addicts), a differenza degli altri dipendenti affettivi, non sono più innamorati dei loro partners ma sono incapaci di lasciarli andare, di rinunciare. Solitamente sono così infelici che la loro relazione mina la loro salute, il loro spirito e benessere emotivo.
Anche nel caso in cui i loro partners li picchino o sappiano di essere in pericolo, essi sono incapaci di rinunciare al rapporto. Hanno il terrore di rimanere soli. Hanno paura del cambiamento. Non vogliono ferire o abbandonare i loro partners. Tutto ciò può essere descritto come: “Ti odio, non lasciarmi”.

Dipendenti Affettivi Narcisisti
Gli NLA (Narcissistic Love Addicts) utilizzano il dominare l'altro, la seduzione ed il trattenere l'altro per controllare i propri partners. A differenza dei codipendenti, che sono disposti a tollerare un notevole disagio, i narcisisti non accondiscendono a nulla che possa interferire con la loro felicità.
Sono assorbiti da se stessi e la loro bassa autostima è mascherata dalla loro grandiosità. Inoltre, piuttosto che essere ossessionati dalla relazione, gli NLA appaiono distaccati ed indifferenti. Non sembrano affatto essere dipendenti. Raramente ci si può accorgere che gli NLA siano dipendenti finché il partner non cerca di lasciarli. Allora non saranno più distaccati ed indifferenti. Entreranno in uno stato di panico ed useranno qualsiasi mezzo a loro disposizione per protrarre la relazione, incluso l'uso di violenza.
Molti psicologi hanno rifiutato l'idea che i narcisisti possano essere dipendenti affettivi. Può darsi ciò sia avvenuto perché raramente i narcisisti ricercano un trattamento terapeutico. Tuttavia, se mai capiti di poter vedere come molti narcisisti reagiscono all'abbandono, temuto o reale, ci si accorgerà che certamente essi presentano le caratteristiche del dipendente affettivo.

Dipendenti Affettivi Ambivalenti
Gli ALA (Ambivalent Love Addicts) soffrono di un disturbo di personalità evitante. Non hanno particolari problemi a lasciar andare il partner, hanno invece molti problemi ad andare avanti. Bramano disperatamente l'amore ma allo stesso tempo sono terrorizzati dall'intimità. Questa combinazione di tendenze è agonizzante.
Gli ALA sono a loro volta divisibili in categorie:

Torch Bearers (portatori di una fiamma) sono ALA che sono ossessionati da persone non disponibili. Ciò può avvenire senza che questi compiano alcuna azione (soffrire in silenzio) oppure con la ricerca di contatto con la persona amata.
Alcuni Torch Bearers sono più dipendenti di altri. Questo tipo di dipendenza si nutre di fantasie ed illusioni. E' anche conosciuta come “amore non corrisposto”.

Sabotatori sono ALA che distruggono le relazioni quando queste cominciano a diventare serie o in qualsiasi momento venga percepita la paura dell'intimità. Ciò può accadere in qualunque momento, prima del primo appuntamento, dopo il primo appuntamento, dopo il rapporto sessuale, dopo che si sia manifestato il timore dell'impegno.

Seduttori Rifiutanti (Seductive Withholders) sono degli ALA che ricercano una persona quando desiderano un rapporto sessuale o compagnia. Quando si sentono impauriti o in pericolo cominciano a rifiutare compagnia, sesso, affetto, qualsiasi cosa li renda ansiosi. Se lasciano la relazione sono soltanto Sabotatori. Se invece continuano a ripetere il modello disponibile/non disponibile sono Seduttori Rifiutanti.

Dipendenti Romantici sono ALA che dipendono da più partners. A differenza dei dipendenti dal sesso, i quali cercano di evitare del tutto il legame, i Dipendenti romantici si legano ad ognuno dei loro partners, in grado diverso, anche se i legami romantici sono brevi ed avvengono simultaneamente.
Con “romantica” intendo una passione sessuale ed una pseudo intimità emozionale. Da notare che, sebbene i Dipendenti romantici si leghino a ciascuno dei propri partners, in vario grado, il loro scopo, insieme alla ricerca dell'intensità del romance e del dramma, è di evitare l'impegno ed il legame su di un piano più profondo con il partner. Spesso i Dipendenti romantici vengono confusi con i Dipendenti dal sesso.

Nota sui Dipendenti Affettivi Ambivalenti:
Non tutti gli evitanti sono dipendenti affettivi. Se si accetta la propria paura dell'intimità e delle interazioni sociali e non ci si lascia attrarre da persone non disponibili o semplicemente si crea un piccolo cerchio sociale, non si è necessariamente dei Dipendenti Affettivi Ambivalenti.
Ma se ci si strugge, anno dopo anno, su di una persona non disponibile o si tende a sabotare una relazione dopo l'altra o si hanno relazioni romantiche occasionali seriali o si avverte la vicinanza solo con un altro evitante, allora si può parlare di Dipendenti Affettivi Ambivalenti.

Combinazioni
Si può scoprire di soffrire di più di un tipo di dipendenza affettiva. Molte di queste categorie si sovrappongono o combinano con altri problemi comportamentali. Per esempio si può avere il caso del codipendente, alcolista, dipendente affettivo. Oppure di un Dipendente Affettivo/Relazionale.
La cosa più importante è identificare il proprio profilo personale per sapere con che cosa ci si stia confrontando.

                                                             
                                         
            SusanPeabody (http://brightertomorrow.net/index.html)